{"id":1651,"date":"2014-02-26T09:24:41","date_gmt":"2014-02-26T09:24:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.kairostudio.it\/hands\/?p=1651"},"modified":"2014-02-26T09:24:41","modified_gmt":"2014-02-26T09:24:41","slug":"hands-intervista-al-montatore-renato-lisanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.kairostudio.it\/hands\/hands-intervista-al-montatore-renato-lisanti\/","title":{"rendered":"HANDS &#8211; Intervista al montatore Renato Lisanti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.kairostudio.it\/hands\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2014\/02\/renato_lisanti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1652\" alt=\"renato_lisanti\" src=\"https:\/\/www.kairostudio.it\/hands\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2014\/02\/renato_lisanti.jpg\" width=\"548\" height=\"400\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il regista dirige ma chi fa l\u2019editing? Beh, un montatore professionista! Vi vogliamo presentare Renato, il montatore di Hands. Da pochi mesi \u00e8 diventato padre di una bellissima bambina di nome Bianca.<br \/>\n\u00c8 stato montatore di documentari socialmente impegnati come Buracos &#8211; L&#8217;Eredit\u00e0 del Diamante, girato principalmente in Brasile, de Il suolo minacciato \u2013 con la partecipazione di Luca Mercalli e di Si erano vestiti della Festa \u2013 documentario sulle barricate antifasciste della Resistenza nella Parma degli anni Venti.<\/p>\n<p><strong>Ciao Renato, innanzitutto vorrei parlare del lavoro che stai svolgendo per il Progetto Hands.<\/strong><br \/>\n<strong> Il meteriale del nostro documentario consiste in contributi girati da persone diverse: in differenti formati, differenti risoluzioni. Materiale eterogeneo al massimo. Riesci a immaginare qualcosa di pi\u00f9 complicato?<\/strong> Abbiamo ricevuto centinaia di contributi di qualsiasi tipo: dal filmato in alta risoluzione girato dal professionista al video amatoriale girato con il telefonino. Orizzontali, verticali, a colori o in bianco e nero, grandi, medi o piccoli, con audio o senza audio, pal, ntsc, 4\/3, 16\/9, 16\/10 e via dicendo. Il primo lavoro \u00e8 stato quindi quello di conformare tutto il materiale ad uno standard con cui lavorare. E&#8217; stata una parte di lavoro molto tecnica che ci ha obbligato a fare delle scelte ancor prima di iniziare il lavoro vero e proprio. Tuttavia ci siamo anche divertiti a provare ad indovinare il tipo di videocamera o di smartphone con cui i contributi pi\u00f9 interessanti erano stati realizzati.<\/p>\n<p><strong>In che cosa Hands, dal tuo punto di vista tecnico, si distingue e discosta da un documentario classico? Cosa intendiamo per documentario classico?<\/strong> Io non sono un vero esperto ma la mia sensazione \u00e8 che spesso prevalga anche in questo genere la \u201cnecessit\u00e0\u201d narrativa: raccontare storie, creando personaggi. Niente di male: il cinema solitamente si regge sui meccanismi dell&#8217;identificazione e la narrazione serve appunto a questo. Ma in un documentario si possono percorrere anche altri sentieri perch\u00e8 le esigenze possono essere diverse. Il documentarista solitamente si propone di restituire porzioni di realt\u00e0 senza ricorrere alla finzione. Ma anche rinunciando alla finzione, quella rappresentazione \u00e8 comunque il frutto di una \u201criorganizzazione\u201d e ci\u00f2 che vedremo sullo schermo sar\u00e0 inevitabilmente un&#8217;interpretazione soggettiva della realt\u00e0, l&#8217;interpretazione del regista. Il documentario classico quindi interpreta la realt\u00e0 in modo pi\u00f9 o meno creativo e lo fa quasi sempre creando una narrazione. Hands invece \u00e8 un esperimento affascinante proprio perch\u00e8 ti mostra un percorso alternativo. Questo film infatti non parte da una storia, n\u00e8 immagina dei personaggi.Ma la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che ha potenzialmente infiniti autori.In questo modo, moltiplicando la soggettivit\u00e0 all&#8217;infinito, e rinunciando all&#8217;interpretazione di un solo autore, si avvicina ad essere un documento un po&#8217; pi\u00f9 \u201coggettivo\u201d rispetto agli altri film \u201cclassici\u201d. Sia chiaro, l&#8217;oggettivit\u00e0 assoluta \u00e8 un&#8217;utopia e l&#8217;interpretazione registica sar\u00e0 inevitabile anche per Hands.Solo che qui viene rimandata alla fase di montaggio e la materia da riorganizzare non la sceglie il regista (se non nella scelta del tema appunto, le mani) ma tutti quelli che hanno mandato il loro contributo. E&#8217; evidente che il punto di partenza di questo film, i suoi presupposti, sono assolutamente nuovi ed imprevedibili. Dal punto di vista tecnico \u00e8 proprio la materia che \u00e8 diversa: non hai un foglio di edizione o una sceneggiatura da seguire, ma tanti liberi \u201cattacchi alla realt\u00e0\u201d a cui dare un senso.<\/p>\n<p><strong>Come si racconta qualcosa senza usare le parole nel cinema? Come fa un tecnico dell\u2019editing a esprimere le proprie capacit\u00e0 comunicative in condizioni cos\u00ec \u201cestreme\u201d?<\/strong> Il cinema ha raccontato senza parole per pi\u00f9 di 30 anni e ci \u00e8 riuscito benissimo. Poi \u00e8 subentrato il sonoro e sembra che tutti si siano dimenticati di quella grande opportunit\u00e0 comunicativa che offriva il cinema muto. Chaplin fu forse l&#8217;unico a continuare a produrre film muti nell&#8217;epoca del sonoro ed era assolutamente convinto che nessun film parlato avrebbe potuto competere con un suo film muto (e forse in quei primi anni aveva ragione).<br \/>\nRaccontare senza parole oggi sembra impensabile ed \u00e8 una scelta che in pochi fanno ma io credo che sia invece una grandissima opportunit\u00e0. E il montaggio assume un valore ancora pi\u00f9 importante nella costruzione del senso o della narrazione. Hai mai sentito parlare dell&#8217; \u201deffetto Kulesov\u201d? Lev Kulesov era un regista attivo in Russia all\u2019inizio del secolo scorso che voleva dimostrare l&#8217;importanza del montaggio nel film. Nel 1918 fece un semplice e provocatorio esperimento: scelse un primo piano inespressivo di un attore e lo abbin\u00f2 a 3 diverse inquadrature: un piatto di zuppa, il cadavere di una bambina, una donna nuda.<br \/>\nInterrogato dopo la visione, il pubblico si dichiar\u00f2 assolutamente convinto di avere visto tre espressioni diverse nell&#8217;interpretazione dell&#8217;attore: aveva fame quando guardava il piatto di minestra, era triste e sconvolto quando guardava la povera bambina o eccitato quando al suo volto seguiva l&#8217;immagine della donna nuda. Era lo stesso identico primo piano. Lo spettatore non pu\u00f2 fare a meno di creare dei legami e chi realizza un film non deve fare altro che guidarlo con il montaggio, con o senza parole.<\/p>\n<p><strong>Detto questo, quanto conta il lavoro del montatore, rispetto alle indicazioni del regista?<\/strong><br \/>\nSemplificando e per come la vedo io, il montaggio costituisce una seconda reg\u00eca che fa il regista con l&#8217;aiuto tecnico del montatore. Quest&#8217;ultimo, oltre a proporre soluzioni tecniche o stilistiche ha il ruolo non semplice di dover pensare con due teste, la sua e quella del regista. Quando sei sicuro di sapere cosa vuole raggiungere il regista, sei sulla buona strada&#8230; ma allo stesso tempo \u00e8 fondamentale che tu abbia un punto di vista meno coinvolto, pi\u00f9 distaccato. Nello strano caso di Hands per\u00f2, il montaggio ha rappresentato la vera scrittura del film e il montatore si \u00e8 dovuto trasformare nella penna con cui il regista doveva scrivere. In quanto penna per\u00f2, ho potuto cambiare spesso colore dell&#8217;inchiostro, di tanto in tanto lo spessore della punta, proporre il corsivo in alcuni momenti particolari.<\/p>\n<p><strong>Da che cosa si riconosce un bravo montatore?<\/strong><br \/>\nE&#8217; difficile dare una risposta a questa domanda. Posso solo dire che il ruolo dell&#8217;editor \u00e8 importante anche perch\u00e8 \u00e8 il primo spettatore del film ed \u00e8 con il suo punto di vista alternativo che deve confrontarsi continuamente il regista. Il valore del montatore dipende molto dal tipo di relazione che si instaura con il regista e da questo dipende in parte anche il valore e la bravura del regista. Poi chiaramente deve essere un tecnico preciso, ordinato, veloce e creativo, ma questo dovrebbe essere alla base.<\/p>\n<p><strong>Hai studiato Arti e scienze dello spettacolo a Roma. A cosa lavoravi in quegli anni? Che cosa ti porti ancora dentro di quella citt\u00e0 cos\u00ec diversa da Parma?<\/strong><br \/>\nIn quegli anni oltre che di video, mi occupavo di teatro (opera, musical) come aiuto regista tuttofare. In teatro per\u00f2 non ero a mio agio e ho rinunciato subito dopo la prima (e ultima) regia: una strana produzione della Boh\u00e8me a Civitavecchia. Cos\u00ec ho iniziato a dedicarmi solo alla produzione di video cercando di fare quanta pi\u00f9 esperienza possibile. Ho lavorato per alcune tv locali romane e in alcune piccole produzioni. Poi ho scoperto di non essere a mio agio neanche a Roma, e sono andato via. Di Roma sinceramente non ho un bellissimo ricordo. Abbandonarla \u00e8 stata una scelta comunque sofferta perch\u00e8 avevo la grande ambizione di lavorare nel cinema e a Roma ci sono infinite opportunit\u00e0 in tal senso. Tuttavia ho preferito costruirmi prima di tutto la possibilit\u00e0 di poter conservare un buon livello di tranquillit\u00e0 mentale, cosa che nella capitale non riuscivo proprio a raggiungere. Sono venuto cos\u00ec a Parma, che \u00e8 un universo completamente diverso ma forse pi\u00f9 adatto al mio carattere. Come vedi, anche qui riesco a lavorare a qualche film interessante. Certo non \u00e8 Cinecitt\u00e0 ma va bene uguale..<\/p>\n<p><strong>Una volta il montaggio su pellicola si faceva \u201ca mano\u201d (analogico), con forbici e tanta pazienza. Il progresso ci ha portato il digitale con tutti i vantaggi che ne conseguono. Della pellicola e del digitale in questi anni si \u00e8 detto di tutto e il contrario di tutto. Tu da che parte stai?<\/strong><br \/>\nMah, io ho sempre lavorato col digitale e non avendo avuto esperienza diretta con la pellicola, non saprei darti una risposta precisa, se non teorica. Il digitale ha portato senza dubbio molti vantaggi: facilitato l&#8217;accesso agli strumenti, abbassato i costi e i tempi di produzione. Ma ha cambiato inevitabilmente anche il concetto di opera, rendendo possibile la diffusione sociale della creativit\u00e0 e semplificando la sua riproducibilit\u00e0. Hands \u00e8 la pi\u00f9 evidente dimostrazione di come l&#8217;idea di opera assuma un significato nuovo. Prova a pensare alla realizzazione di un progetto come Hands prima del digitale&#8230;impossibile!<br \/>\nAllargando il discorso all&#8217;arte in generale a me piace leggere la sua storia come un progresso continuo verso forme sempre pi\u00f9 complesse e articolate. Questo determina un alternarsi di momenti statici in cui le innovazioni vengono pian piano assimilate e momenti fortemente dinamici dove le conquiste tecniche e tecnologiche creano un fermento e una sperimentazione particolare. Oggi ci troviamo in uno di tali momenti dinamici, caratterizzato da una molteplicit\u00e0 di esperimenti che danno vita a nuove possibilit\u00e0 linguistiche e comunicative.<\/p>\n<p><strong>Lavorare in questo mondo ti piace ancora? Hai mai desiderato pi\u00f9 stabilit\u00e0, un lavoro differente?<\/strong><br \/>\nCome ti dicevo, Parma non \u00e8 Cinecitt\u00e0 e le possibilit\u00e0 di lavorare su dei lungometraggi o su progetti importanti \u00e8 molto limitata. Io lavoro molto con le televisioni locali e anche se molti colleghi lo considerano un universo di serie b (ed in effetti spesso lo \u00e8) riesco a divertirmi lo stesso. Anche li ti trovi spesso a dover lavorare in condizioni estreme, con pochi mezzi e in tempi molto stretti. Hai per\u00f2 il vantaggio di non avere quell&#8217;ansia da prestazione che senti in progetti pi\u00f9 importanti e quella libert\u00e0 pu\u00f2 stimolare in modo incredibile la creativit\u00e0. Non desidero fare un altro lavoro, semmai mi piacerebbe fare questo lavoro meglio e avere magari un giorno la possibilit\u00e0 di sviluppare un progetto mio.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ultima domanda, cosa pensi abbia spinto coloro che hanno contribuito a Hands a partecipare fattivamente alla realizzazione di questo documentario?<\/strong><br \/>\nE&#8217; una domanda che mi sono posto anche io e sinceramente non mi aspettavo una simile partecipazione. Anche io ho partecipato come autore con un mio piccolo contributo e devo dire che ci\u00f2 che mi ha spinto \u00e8 stata solo una grande curiosit\u00e0. Insomma, partecipare alla realizzazione di un film collettivo \u00e8 un&#8217;esperienza che non capita tutti i giorni. Poi credo che ognuno abbia avuto un movente diverso, qualcuno ha anche usato questo strumento per fare delle rivelazioni personali, chiaramente usando le mani.<\/p>\n<p>Segui il progetto Hands<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/kairostudio\" target=\"_blank\">https:\/\/www.facebook.com\/kairostudio<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/twitter.com\/kairoshands\" target=\"_blank\">https:\/\/twitter.com\/kairoshands<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il regista dirige ma chi fa l\u2019editing? Beh, un montatore professionista! Vi vogliamo presentare Renato, il montatore di Hands. 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